domenica 20 luglio 2008

Allenamento salva tendini ...


Qualche anno fà, partecipavo a gare di serie A di ginnastica artistica.
Chi non conosce molto questo sport pensa sia esclusivaemte uno sport individuale ma in realtà le gare di squadra hanno una notevole importanza. Come tutti i "giochi di squadra" ci sono le note dinamiche di chi fà cosa e come ci si divede tra le diverse specialità. Per me era relativamente semplice: facevo presenza come gloriosa riserva. Gli altri compagni dovevano dividersi tra le sei specialità: due ginnasti per ogni attrezzo. Uno degli esercizi più ostici da portatre in gara erano sicuramente gli anelli.
Tutti noi abbiamo in mente gli esercizi di questa spettacolare disciplina resa celebre dal buon Jury Chechi, ma la leggerezza con cui Chechi svolgeva i suoi esercizi nasconde la difficoltà e le capacità che richiede un tale esercizio. Gli annelli richiedono una notevole forza fisica e comportano delle forti sollecitazioni alle articolazioni delle spalle della schiena e relativi muscoli, tendini etc.
Come squadra eravamo fortunati: Ale, era fortissimo. Il problema era che, dopo anni di attività, Ale era piuttosto acciaccato e ormai si infortunava facilmente. Agli anelli era il migliore di tutti noi, ma se "tirava" un esercizio dall' inizio alla fine rischiava di non potersi più muovere per qualche giorno. Aevava quindi una strategia di allenamento per la gara che aveva dell' incredibile: non si allenava!
E' vero, sapendo che dopo una gran volta, un voltabraccia, una kippe rischiava di farsi male e quindi stare fermo, quando saliva sugli anelli in allenamento accennava appena i movimenti e faceva qualche oscillazione semplice.
Il giorno stesso della gara, lo osservavo nei minuti di riscaldamento, e la cosa si ripeteva: due oscillazioni e giù. Gli allenatori ormai lo conoscevano, lo guardavono e chiedevano: "Allora tutto a posto?". E lui: "Si, ci sono! ".
E veniva il suo turno: magnesia, saluto al giudice, impugnatura degli anelli, sguardo fisso e via: un' esecuzione pressochè perfetta di tutti gli elementi che compongono l'esercizio, dal primo all' ultimo, precisi, puliti sia quelli di slancio sia le posizioni statiche, salto d'uscita, e stop.
Saluto al giudice e poi le solite smorfie di dolore... x un pò non si sarebbe più allenato.
Inutile dire che non è il modo più ecologico per allenarsi, ma come faceva a portare un' esercizio in gara senza provarlo? Che tipo di allenamento c'era invace dietro a un risultato del genere? Dopo un' esperienza ventennale, una conoscenza tale del suo corpo, la ripetizione in passato dei movimenti centinaia di volte gli permettava di ricrearea livello mentale quell'esercizio: era programmato per quell'esercizio.
Quanto è importante l' allenamento mentale? Che tipo di risultato ci può portare una corretta visualizzazione o ripetizione mentale? Se è vero, com' è vero, che la nostra mente non distinugue una realtà vividamente immaginata da quella vissuta, quanto ore possiamo allenarci in più oltre a quelle in palestra?
Qual' è l'immagine che ho di me se mi penso dopo aver corso un'ora? Io che striscio fino a casa o io stanco ma ancora in grado di andare avanti ? Se mi "vedo" in palestra a sollevare pesi mi vedo soccombere per la fatica o vedo i singoli muscoli che si definiscono e si ingrossano? e come mi fà stare?
Non è sempre così facile. A volte di più ;-) ! ...e aiuta un casino... !!!

2 commenti:

Anonimo ha detto...

prova...

Anonimo ha detto...

aspetto di leggere...